Recensione Quello che non sai, Susy Galluzzo

Viaggio al cuore della maternità.

Un diario che scandaglia i retroscena di un complesso e totalizzante legame tra madre e figlia.


di The Secret Bookreader

Quello che non sai, di S. Galluzzo, Fazi Editore, € 16

Bentornati sul blog, cari lettori. Oggi vi parlo di un libro che ho avuto il piacere di leggere in anteprima. Sto parlando di Quello che non sai, romanzo d’esordio di Susy Galluzzo, da oggi, 8 aprile, in tutte le librerie. Un romanzo davvero profondo attraverso il quale l’autrice affronta le numerose sfaccettature di un tema di estrema rilevanza: la maternità. Un vero e proprio percorso psicologico costruito in maniera impeccabile. Se volete saperne di più, continuate a leggere l’articolo!

TRAMA

Michela, detta Ella, ha passato gli ultimi anni a crescere la figlia Ilaria, dedicandosi a lei in ogni momento anche a scapito del suo lavoro di medico e del rapporto con il marito Aurelio. Ella conosce tutte le manie e le ansie di Ilaria, sa quanto è brava a tennis ma anche quanto le è difficile concentrarsi a scuola. Dopo un allenamento, Ilaria si distrae guardando il cellulare, ferma in mezzo alla strada, mentre una macchina avanza veloce verso di lei. Ella non fa niente per avvisarla: rimane immobile a osservare la figlia che, salva per un soffio, se ne accorge. In quell’istante, inevitabilmente, tra loro si rompe qualcosa. Ella così inizia a sfogarsi scrivendo un diario rivolto alla propria madre, morta quindici anni prima: pagina dopo pagina, racconta delle crepe che si allargano fino a incrinare in modo irreversibile i delicati equilibri familiari, si addentra nei propri ricordi per riportare a galla vecchi e nuovi conflitti, rimpianti e sensi di colpa, per trovare infine la forza di affrontare la verità e ricominciare. Viaggio negli equilibri precari di una famiglia all’apparenza perfetta, Quello che non sai è un romanzo sulla maternità e sul timore di non essere mai all’altezza. Attraverso la storia di un distacco necessario, narrata in un crescendo di sentimenti contrastanti, l’autrice inscena il fallimento personale della protagonista cambiando continuamente prospettiva in un gioco psicologico complesso e molto appassionante.
Un libro intenso che affronta un tema tabù con grande abilità e coraggio meditando in maniera profonda sul lato oscuro che è in ognuno di noi e su quello che una donna non confesserebbe mai, neppure a se stessa.

«Ho una figlia. Sei sorpresa, vero? Eri così contrariata dalla mia scelta di non avere figli per via della carriera. […] Si chiama Ilaria, ha tredici anni, compiuti a marzo. È la mia vita.

E anche la mia morte».

Cosa ne penso?

Quello che non sai non è un romanzo come altri. È un viaggio che riassume un lungo percorso introspettivo che vede come protagonista una donna intenta ad affrontare una maternità complessa, solcata da incertezze, dubbi, pentimenti. Un diario non autobiografico scritto per colmare le distanze di un passato ormai dissoltosi che torna a far sentire la propria impronta anche nel presente. Un taccuino confidenziale nel quale la protagonista, Michela, confessa alla madre giorno per giorno la personale lotta per la sopravvivenza all’interno di una famiglia disfunzionale. Una battaglia resa assai complessa da un tradimento a lungo taciuto, da una costante infelicità quotidiana, dall’insoddisfazione causata da una carriera lavorativa improvvisamente troncata a seguito di un terribile episodio e, in particolar modo, dall’impossibilità di instaurare un legame amorevole con la figlia Ilaria, vittima delle proprie manie oppressive. In quest’ottica il romanzo, costruito in maniera perfetta nei minimi dettagli, diviene la forte e decisa richiesta d’aiuto di una donna reclusa in un circolo senza fine, vessatorio, claustrofobico. Un percorso di completa autodistruzione che ha come risultato una vera e propria rinascita interiore, contraddistinta dalla ricerca di una libertà possibile al di fuori dei pesanti vincoli imposti da un ambiente familiare degradante. Una vicenda fortemente didascalica che mette in scena il travagliato allontanamento di una donna in crisi da un legame quasi simbiotico, totalizzante ma al contempo distruttivo. Quello che non sai è un romanzo impattante ma necessario, steso in maniera sapiente, caratterizzato da uno stile tagliente e straordinario, da leggere per comprendere la reali implicazioni di un’esperienza vitale assai complessa e radicale.

Siamo giunti alla fine di questo articolo. Grazie per averlo letto! A presto con tantissime altre novità qui sul Blog e su Instagram.

Recensione Le balene mangiano da sole, Rosario Pellecchia

Amicizie insolite ai tempi del… delivery!

Un giovane rider e un adolescente intraprendono un viaggio memorabile da Milano a Napoli alla ricerca del proprio passato.


di The Secret Bookreader

Le balene mangiano da sole, di R. Pellecchia, Narratori Feltrinelli, € 16

Bentornati sul blog, cari lettori. Oggi vi parlo di un libro davvero, davvero bello. Un romanzo letto tutto d’un fiato in una sola notte. Un racconto commuovente, caratterizzato da una semplicità apparente che cela al suo interno un’umanità disarmante. Un libro che ho divorato col sorriso perennemente stampato sul volto, seppur con un velo di leggera e sincera malinconia. Sto parlando de Le balene mangiano da sole di Rosario Pellecchia meglio conosciuto come Ross, celebre voce di Radio 105. Se volete saperne di più su questo romanzo, continuate a leggere l’articolo!

TRAMA

Gennaro, per tutti Genny, è un ventitreenne fuori sede napoletano che vive a Milano. Ha conseguito una laurea triennale in design ed è intenzionato a proseguire al più presto gli studi. Grazie al suo coinquilino senegalese Kalidou, Genny diventa un rider professionista per una importante impresa di delivery. Inizialmente osteggiato da Kalidou, da sempre in contrasto con lo sfruttamento e con le pessime condizioni di lavoro dei suo colleghi, Genny intraprende di buon grado questa nuova e (a detta dei suoi conoscenti) inadatta professione. Egli riserva per questo suo incarico una particolare e bizzarra tendenza: ha infatti l’abitudine di tentare di immaginare chi gli si parerà davanti al momento della consegna solo attraverso un indizio ben preciso: ciò che il cliente ha ordinato. Una sera Genny consegna un ordine a casa di Luca, un ragazzino di dodici anni rimasto solo a guardare la partita di Champions League. Dal momento che entrambi si scoprono tifosi del Napoli, Luca invita Genny a rimanere a guardare la partita, condividendo la cena. L’accaduto segna l’inizio di un’amicizia insolita, dapprima bonariamente osteggiata dalla madre di Luca, Giulia. Il legame tra i due si rinsalda maggiormente nel momento in cui Luca propone d’impulso a Genny di fare un viaggio a Napoli per assistere dal vivo, allo Stadio San Paolo, alla finale di Champions. Il viaggio verso sud sarà un vero e proprio tentativo di ritorno alle proprie origini familiari, un iter alla ricerca di se stessi ma, in particolare, un’avventura alla ricerca di un «pezzo mancante», frutto di un segreto passato a lungo taciuto.

Eccoli tutti insieme, i Rider. Seduti per terra sul cemento freddo della periferia milanese, la loro amicizia come una coperta appoggiata sulle gambe, lontani da casa ma vicinissimi l’uno all’altro, in quella notte italiana che li avvolge, tentando di farli sentire a casa.

Cosa ne penso?

Le balene mangiano da sole è un romanzo unico nel suo genere. Un racconto ricolmo di vitalità e spirito di fratellanza. È la storia di un legame che va oltre le barriere generazionali, di un’amicizia figlia del destino e di una casualità dirompente, indissolubile. Il fil rouge del romanzo è un richiamo costante alla terra delle origini, ricca di suoni, di colori. Per Genny Napoli è «casa»: è il luogo della giovinezza, della famiglia, il luogo in cui ritrovare gli affetti più cari. Lo stesso potrebbe dirsi per Luca, nonostante questi non ne sia al corrente. Napoli è anche, inconsapevolmente, il suo luogo d’origine. In quest’ottica il romanzo diviene il racconto di destini sapientemente incrociati, quelli di due apparenti «sconosciuti» che si completano a vicenda. Le balene mangiano da sole non è solo racconto di un viaggio materiale, bensì temporale: un reale percorso di rimembranza alla ricerca di radici apparentemente distanti ma sorprendentemente comuni ai due protagonisti. Un racconto incalzante, ironico, colorito ma anche commuovente, solcato da un sottile velo nostalgico, frutto di un passato ideale e per certi versi mai esistito, negato e osteggiato da segreti nascosti che inevitabilmente tornano alla luce. Un romanzo da leggere per comprendere quell’umanità «nascosta» che è in grado di dar vita a legami profondi e inaspettati. Una scrittura semplice ma diretta, una trama ricca e al contempo necessaria. Una storia emozionante da leggere tutta d’un fiato.

Siamo giunti alla fine di questo articolo. Grazie per averlo letto! A presto con tantissime altre novità qui sul Blog e su Instagram.

Recensione Blu, Giorgia Tribuiani

Blu, la perfomer delle ossessioni più oscure.

Un romanzo che si addentra nei meandri più tetri di una mente giovane e pericolosamente mutevole.


di The Secret Bookreader

Blu, di Giorgia Tribuiani, Fazi Editore, € 16

Bentornati sul blog, cari lettori. Oggi vi presento in anteprima una novità editoriale davvero particolare e intensa. Sto parlando di Blu, romanzo di Giorgia Tribuiani. Si tratta di un testo particolarmente profondo, contraddistinto da una scrittura decisa, diretta e da un ritmo sfrenato: caratteristiche che rendono questo romanzo una scoperta peculiare e ricolma di una originalità sorprendente. Sono davvero felice di averlo letto in anteprima e dunque, nell’attesa dell’uscita imminente, ve ne parlo qui sul Blog. Se volete saperne di più, continuate a leggere l’articolo!

TRAMA

Il romanzo, narrato in seconda persona, ripercorre le vicende di Ginevra, una studentessa diciassettenne che frequenta il liceo artistico. Sin da bambina il suo soprannome è «Blu». Ginevra conduce una vita semplice, come qualunque altra adolescente della sua età: ha la passione per il disegno e per l’arte figurativa, frequenta le lezioni della sua docente d’arte, la professoressa Castaldi, e intrattiene, seppur in maniera intermittente, una relazione amorosa con Roberto, il suo fidanzato. Le sue giornate sono scandite da una serie di rituali scaramantici: piccoli gesti dal forte impulso apotropaico volti a scongiurare qualunque ipotetica disgrazia nei confronti delle persone a lei più care. In breve, quella di Ginevra è un’esistenza come tante altre. Durante una visita scolastica, ad una mostra d’arte, la vita di Ginevra muta radicalmente: per la prima volta assiste ad una rappresentazione di performance art. Per Ginevra l’esibizione è un vero e proprio momento catartico, una chiave d’accesso ad un nuovo mondo che la porta a sperimentare emozioni sommosse e recondite. La scoperta delle arti performative è anche l’origine di un lungo percorso introspettivo, quasi nevrotico, che ha come risultato un pericoloso sdoppiamento della personalità, solcato dall’incertezza e dalla persistenza di incomprensibili e maniacali ossessioni.

Cos’è che ti fa paura, Blu? […]

Io. Le mie colpe. I colori che si corrompono. Le cose che si corrompono. Rovinare le cose.

Immaginare il male della gente.

Cosa ne penso?

«Blu» è davvero travolgente. È un romanzo che ispeziona gli angoli più remoti della psiche umana, portando alla luce delle profonde ferite interiori che si manifestano esteriormente sotto forma di nevrosi autodistruttive. Le due parti che compongono l’intero romanzo sono un vero e proprio fiume in piena: un lungo discorso interiore, caratterizzato da flashback e switch improvvisi che rendono il testo una vera e propria pellicola cinematografica. Una storia in cui i limiti tra realtà e immaginazione, tra lucidità e delirio, sono estremamente labili a tal punto da rendere la scrittura quasi ipnotica. Una storia vitale, narrata da una voce assordante che è frutto di una dissociazione emotiva, che mette a nudo le fragilità e le insicurezze della protagonista. Il tutto racchiuso da un costante e originalissimo riferimento alle figure portanti della performance art, prima fra tutte la celebre Marina Abramović. In quest’ottica, agli occhi del lettore, il romanzo stesso diviene un momento di arte performativa che cela dietro di se un processo di evasione, di fuga da un ego indesiderato ed estremamente oppressivo. Dare voce alle manie e agli scheletri di una giovane mente adolescente, trasmutevole, in perenne evoluzione: è questo che spinge l’autrice a mettere per iscritto un lungo processo di redenzione interiore che scorre in maniera impetuosa attraverso pagine stese con profonda maestria. Quella di Giorgia Tribuiani è una penna nuova, originale e decisamente tagliente, che dà vita ad una narrazione fuori dagli schemi, frenetica ma al contempo luminosa. Un romanzo per chi cerca una storia che riesca ad indagare le paure più profonde di una mente in costante cambiamento, al culmine del proprio vitalismo, nel periodo emotivamente più complesso dell’esistenza.

Siamo giunti alla fine di questo articolo. Grazie per averlo letto! A presto con tantissime altre novità qui sul Blog e su Instagram.

Letture d’autore: Elizabeth strout e John Williams


di The Secret Bookreader

Bentornati sul blog, cari lettori. Nell’articolo di oggi vi parlo di due grandissimi autori contemporanei noti al pubblico internazionale e successivamente riscoperti e accolti in maniera assolutamente positiva anche in Italia. Sto parlando di Elizabeth Strout e John Williams. In quest’articolo tratteremo alcuni dei loro maggiori romanzi, mettendo in luce punti in comune sulle tematiche che li caratterizzano. Se volete saperne di più su questi due autori, continuate a leggere l’articolo!


Elizabeth Strout e John Williams. Quali sono i punti in comune tra questi due autori?

A mio avviso, in primo luogo uno dei tratti distintivi della produzione di Elizabet Strout e John Williams è la capacità di saper mantenere un elemento costante all’interno dei romanzi, nonostante quest’ultimi presentino al loro interno tematiche in molti casi differenti dal punto di vista della narrazione e dell’introspezione dei personaggi. Andiamo con ordine, conosciamo meglio i due autori!

Elizabeth Strout

È tra le più importanti autrici statunitensi contemporanee. È nata a Portland, nel Maine, nel 1956 e da quasi trent’anni si è stabilita a New York. Ha insegnato letteratura e scrittura al Manhattan Community College per dieci anni e scrittura alla New School. I suoi racconti sono apparsi in numerose riviste, tra le quali il «New Yorker». Dell’autrice Fazi Editore ha pubblicato Amy e Isabelle, acclamato da pubblico e critica, e vero e proprio caso editoriale, Resta con me e I ragazzi Burgess. Con Olive Kitteridge ha vinto il Premio Pulitzer (2009), il Premio Bancarella (2010) e il Premio Mondello (2012). Dalla stessa raccolta di racconti è stata tratta una serie tv, prodotta dalla HBO, i cui protagonisti sono gli attori Frances Mc Dormand come protagonista e Richard Jenkins.

Elizabeth Strout è senza dubbio una delle maggiori autrici contemporanee. Fra i suoi romanzi di maggiore interesse spiccano certamente: «Olive Kitteridge», un racconto particolare; potremmo definirlo come un insieme di storie con protagonisti differenti il cui cardine centrale è la presenza costante della protagonista, Olive, sempre pronta a metter le cose in ordine. Segue «Resta con me», un romanzo profondo che riguarda le vicende di Tyler Caskey, un giovane reverendo della Chiesa Congregazionalista statunitense che opera all’interno di una comunità religiosa avversa alla modernità e al progresso.

Qual è il fil rouge che lega questi due romanzi? Senza dubbio la capacità dell’autrice di sapere indagare la condizione umana e la profondità dei rapporti affettivi. Il tutto racchiuso in un’ambientazione tipica (quella della provincia americana del Maine) che fa da collante e che entra appieno nella sentimentalità e nelle vite dei personaggi.

Alcuni romanzi consigliati:


John Williams


Nato nel 1922 in una famiglia di modeste condizioni economiche del Texas, si iscrisse all’Università di Denver solo dopo la fine della seconda guerra mondiale, durante la quale fu di stanza in India e in Birmania dal 1942 al 1945. Rimase a Denver per tutta la vita, dove insegnò Letteratura inglese presso l’Università del Missouri e dove morì nel 1994. Poeta e narratore, John Williams è stato finalmente riscoperto negli ultimi anni, diventando un vero e proprio fenomeno di culto a livello internazionale

Discutendo ora di John Williams, citiamo due dei suoi più importanti romanzi: «Stoner», una vera e propria riscoperta che potrebbe definirsi a pieno titolo una «pietra miliare». Due parole sulla trama: Al centro del romanzo c’è la vicenda autobiografica di un docente universitario: William Stoner. Quella di Stoner è una vita semplice che, grazie ad una penna sapiente, oserei dire geniale, diviene carica di vitalità e spirito di rivalsa.  Di tutt’altro stampo è «Butcher’s crossing», un romanzo western ambientato sul finire dell’Ottocento, negli Stati Uniti prossimi all’avvento della ferrovia che, sulla base di una visione storica, diviene un punto di svolta fra «vecchio» e «nuovo mondo». 

Ancora una volta nella narrativa di Williams il punto d’incontro fra i romanzi è la capacità dell’autore di saper indagare la condizione umana; in questo caso, peró, con delle differenze sostanziali nell’ottica del giudizio che egli fornisce nei confronti dell’individuo. Se da una parte in Stoner ci troviamo di fronte ad una indissolubile immagine positiva, scaturita dalla rivalutazione delle arti letterarie e dell’umanesimo, in Butcher’s crossing la chiusura del romanzo ci offre una morale estremamente pessimistica e di condanna nei confronti dell’uomo, sicuro di poter oltrepassare i limiti imposti dalla natura. All’interno dei due romanzi dunque si viene a creare una visione diametralmente opposta della condizione umana.

Alcuni romanzi consigliati:

Siamo giunti alla fine di questo articolo. Grazie per averlo letto! A presto con tantissime altre novità qui sul Blog e su Instagram.

Recensione La felicità degli altri, Carmen Pellegrino

«Questa è la storia di un’anastilosi»

Un romanzo che getta luce sulla storia vitale di un’anima errante, offuscata dai fantasmi del passato.


di The Secret Bookreader

La felicità degli altri, di C. Pellegrino, La nave di Teseo, € 18

Bentornati sul blog, cari lettori. Oggi vi parliamo di un libro davvero sorprendente, immenso. Si tratta de La felicità degli altri di Carmen Pellegrino, romanzo che recentemente ha ottenuto una candidatura al Premio Strega 2021 e per questo motivo siamo davvero felici di parlarvene. Se dunque volete saperne di più su questo romanzo, continuate a leggere l’articolo!

Sono nata in una casa infestata dai fantasmi. Allampanati, tignosi fantasmi da cui non si poteva fuggire.

TRAMA

L’incipit del romanzo ha sicuramente un intento programmatico: nelle prime righe si legge infatti: «questa è la storia di un’anastilosi, eseguita per gradi e con soprassalti improvvisi». Anastilosi è un termine che nell’ambito architettonico prefigura un lungo procedimento di ricostruzione di piccole parti di un bene andato in frantumi. Nel romanzo, in maniera metaforica, il processo di anastilosi interessa l’interiorità della protagonista Cloe, diminutivo di Clotilde. Cloe è una donna con un duro passato alle spalle: a seguito della prematura perdita del fratello minore Emmanuel, scaturita da pesanti tensioni familiari, intraprende una costante peregrinazione attraverso veri e propri «luoghi dell’anima». Trascorre la prima adolescenza nella casa dei timidi, una piccola comunità giovanile situata su una collina; un piccolo microcosmo amorevole, ricolmo delle cure dei due gestori: il Generale e Madame. Terminata la permanenza presso la casa dei timidi, al compimento della maggiore età, nella vita di Cloe si fanno largo anche le ombrose luci di Venezia, la città della formazione, nelle cui vie la protagonista è solita passeggiare con il Professor T., docente di Estetica dell’ombra. Nell’ottica del procedimento di anastilosi, l’intera vicenda è un lungo cammino di redenzione con il proprio passato familiare, pesantemente offuscato dalle ombre dei defunti che Cloe riesce a percepire e che puntualmente ritornano dalla realtà ultraterrena a far sentire la loro presenza eterea, portando alla luce rimorsi, pentimenti e profonde faglie interiori. E proprio da questo dolore irresoluto nasce il desiderio di voler ricomporre i pezzi di un’infanzia negata, solcata da una ferita ancora aperta: quella causata da Beatrice, la madre di Cloe, colpevole, a detta della figlia, della perdita del fratello Emmanuel.

[…] “Veda,” riprese, “io penso che l’idea che esista il tempo non sia che una superbia. Ci arroghiamo il diritto di sequenziare il semplice alternarsi del giorno e della notte in ore, minuti, istanti che fuggono sempre in avanti. Se possiamo fare questo, se possiamo perfino a correggere le stagioni, perché non potremmo mandarla indietro, ammesso che esista, questa diceria che chiamiamo tempo?” A quel punto s’interruppe e si alzò dalla sedia, due giri di sciarpa intorno al collo, una stirata con le mani all’impermeabile gualcito. Dopo aver accostato la sedia alla cattedra, prese borse e agenda e di nuovo mi guardò:

“Voleva dirmi qualcosa?”

“Sì, professore,” balbettai. “Ecco, vorrei chiederle cosa intende per luogo oscuro: lo nomina spesso nelle sue lezioni, sento che è un concetto che mi appartiene, ma non saprei oggettivarlo.”

Il romanzo di Carmen Pellegrino è un intenso crocevia di destini sapientemente intrecciati fra loro. È un racconto ricolmo di una sensibilità razionale che scandaglia diversi temi profondi: il tema dell’infanzia familiare negata, dell’abbandono, della rimembranza. Lo scopo del romanzo è quello di raccontare il tortuoso iter di chi ha saputo trarre virtù e beneficio dalle proprie tenebre e dalle proprie ombre, portando avanti un percorso di ricostruzione interiore. Un percorso scaturito dalla necessità di dover ricomporre i pezzi di un destino solcato da una perdita importante, da una giovinezza in gran parte negata, e un amore dissoltosi in maniera fugace. Il collante che tiene assieme il susseguirsi di vicende e memorie è sicuramente una scrittura estremamente vitale e potente, che scava nell’animo dei protagonisti e che mette a nudo agli occhi del lettore l’introspezione di un’anima errante, alla ricerca di un ordine in netto contrasto con il caos della perdizione. Il fil rouge dell’intero racconto è la presenza costante di richiami al sapere antico, che a ben vedere non si ripresenta come un austero retaggio, bensì come un monito carico di saggezza. La felicità degli altri è il resoconto di una vicenda interiore che trascende i limiti che intercorrono tra la realtà sensibile e il mondo ultraterreno: due mondi che presentano ambientazioni descritte in maniera minuziosa e che, nell’ottica del percorso di introspezione interiore, diventano il palcoscenico della sentimentalità della protagonista e dei tanti personaggi che costellano il romanzo. La felicità degli altri è un romanzo tagliente, da leggere tutto d’un fiato, un vero e proprio dramma antico multiforme rivisitato in chiave moderna.

Un ringraziamento all’Ufficio Stampa de La nave di Teseo per la copia del romanzo.

Siamo giunti alla fine di questo articolo. Grazie per averlo letto. A presto con tantissime altre novità qui e sul Blog!

Recensione L’educazione, Tara Westover

Cosa comporta fuggire da una famiglia disfunzionale attraverso l’educazione?

Il resoconto autobiografico di un’esistenza segnata dall’oscurantismo della fede religiosa, uno spaccato di vita ai limiti dell’incredibile.


di The Secret Bookreader

L’educazione, di T. Westover, Universale Economica Feltrinelli, € 11

Bentornati sul blog, cari lettori. Il romanzo di cui vi parlo oggi ha davvero dell’incredibile. Si tratta certamente di uno di quei romanzi in grado di portare alla luce storie di quotidianità nascoste ma al contempo rivestite della necessità di essere raccontante al mondo intero, per la loro importanza ma soprattutto per la loro didascalica universalità. Sto parlando de L’educazione, romanzo autobiografico della scrittrice statunitense Tara Westover. Se volete saperne di più su questo romanzo, continuate a leggere l’articolo!

TRAMA

Il romanzo ripercorre le reali vicende biografiche di Tara Westover. Tara proviene da una famiglia di religione mormone dell’Idaho, negli USA. I suoi genitori possono sicuramente definirsi degli estremisti religiosi: rifiutano in maniera categorica qualunque pratica medica: per loro la sanità pubblica è un elemento demoniaco attraverso il quale lo Stato riuscirebbe a trarre lucro dalla sofferenza altrui. I coniugi Westover rifiutano l’istruzione pubblica, i loro figli non frequentano alcuna scuola: essi non hanno nemmeno alcun tipo di documento dal momento che i loro genitori hanno rifiutato di registrarli anagraficamente. Il padre di Tara, Gene, soffre di disturbo bipolare che lo porta ad avere forti crisi depressive alternate a momenti di euforia spropositata; Tara è vittima indifesa degli attacchi d’ira del fratello maggiore Shawn, che ha subìto dei forti mutamenti dell’umore a seguito di un terribile incidente sul lavoro. Quello che si delinea è dunque il ritratto di una famiglia disfunzionale, caratterizzata da un forte attaccamento ai dettami religiosi del capofamiglia. Una possibilità di evasione per Tara si prospetta nel momento in cui si fa spazio la scolarizzazione. L’educazione la porta ad intraprendere una promettente carriera universitaria e a conoscere un vastissimo apparato culturale in precedenza fortemente demonizzato dalle credenze spirituali del padre. Agli occhi della famiglia, però, la presa di coscienza di Tara è un elemento di forte distacco, intollerabile. Spetterà a lei prendere una netta decisione: andare via o tornare alle proprie radici.

Cosa ne penso?

L’educazione è un romanzo incredibile, infinitamente reale. Nel resoconto autobiografico della Westover i limiti tra verità e finzione sono talmente sottili da suscitare un’incredulità tale da chiedersi “è possibile che ciò che sto leggendo sia reale?”. La storia di Tara è indiscutibilmente oggettiva. È il ritratto di una famiglia influenzata da una spiritualità totalizzante, in grado di alienare i membri dalla realtà circostante. L’educazione che si prospetta nel percorso esistenziale di Tara è un punto critico che ha valore dualistico. Se da un lato, infatti, l’istruzione le ha permesso di evadere da una realtà chiusa, dall’altro questa presa di coscienza ha fatto sì che i rapporti con la sua famiglia andassero in fumo nonostante il forte desiderio da parte della protagonista di volerli mantenere. Si tratta di un romanzo nel quale la scrittrice mette a nudo le proprie fragilità, ponendo per iscritto una testimonianza che diviene un forte monito che ha come obiettivo il contrasto di un pericoloso elemento di distacco con la realtà: l’oscurantismo professato dal fondamentalismo religioso. Per comprendere i meccanismi è dunque fondamentale la seconda parte del romanzo, che descrive appieno il periodo oscuro della Westover, che fa seguito al rifiuto e alla conseguente perdita dei legami: si tratta di un vero e proprio percorso riflessivo che porta all’inesorabile conclusione di una vicenda ai limiti dell’assurdo. «L’educazione» è una storia di redenzione con il proprio passato, un lungo viaggio alla ricerca di se stessi che ha come conclusione ultima una morale indissolubile: per quanto si possa cercare di troncare le proprie radici, esse tornano a far sentire la propria autorevolezza, dimostrando che non vi è alcun elemento, nemmeno l’educazione, che riesca a scacciare del tutto l’identità dell’individuo plasmata dal proprio passato familiare. Un messaggio pieno di spirito sull’importanza dell’istruzione; una testimonianza di chi, succube delle proprie radici, l’educazione se l’è dovuta guadagnare, andando a minare fantasmi del proprio passato e legami considerati inamovibili.

Siamo giunti alla fine di questo articolo. Grazie per averlo letto! A presto con tantissime altre novità qui sul Blog e su Instagram.

Recensione Nuovissimo Testamento, Giulio Cavalli

Memorie di una rivoluzione sentimentale.

In uno stato in cui è proibito provare qualsivoglia emozione, un gruppo di cittadini comprende la reale natura delle cose, dando vita ad una rivoluzione che smaschera un agghiacciante retroscena segreto.


di The Secret Bookreader

Nuovissimo Testamento, di G. Cavalli, Fandango Libri, € 19

Bentornati sul blog, lettori. Il libro di cui vi parlo oggi rientra nei soliti miei canoni di lettura, nella mia confort-zone abituale. Sto parlando di un romanzo davvero potente, fuori dagli schemi: Nuovissimo Testamento, di Giulio Cavalli. Quella di Nuovissimo Testamento è una penna visionaria ed estremamente attuale che di recente ha ottenuto una candidatura al Premio Strega 2021. Se volete saperne di più su questo romanzo, continuate a leggere l’articolo.

TRAMA

Il romanzo prende piede dalla vicenda di un uomo, Fausto Albini, il quale in un giorno qualunque, mentre è intento a disegnare un cerchio sulla spiaggia, improvvisamente avverte un malore. Albini viene ricoverato d’urgenza nel reparto Disturbi Affettivi dell’ospedale di DF, città capitale dello stato di A. Il sistema amministrativo della città è davvero particolare: si tratta di una democrazia apparente all’interno della quale vige una severa regolamentazione che limita quasi tutti gli aspetti individuali della quotidianità: i cittadini di DF non hanno alcuna libertà di scelta, interagiscono esclusivamente con pochissimi contatti ristretti, sono sottoposti ad una turnazione coniugale che prevede un susseguirsi in pochi mesi di diversi partner, sono suddivisi in più classi sociali divise per livello di appartenenza, seguono un rigidissimo piano alimentare emanato settimanalmente dal governo ma, cosa più sorprendente, sono privati di qualunque forma di emozione e di empatia. Fausto Albini nel reparto Disturbi Affettivi conosce altri pazienti che come lui soffrono del disturbo di rotondità sentimentale: Manlio Cuzzocrea, Andrea Razzone e Angelo Siani. Quando Fausto Albini prende coscienza della propria condizione, ovvero quella di poter provare una minima parvenza di empatia e sentimentalità, assieme alla nuova organizzazione criminale creatasi su iniziativa del gruppo di cui egli stesso fa parte, le Brigate sentimentali, dà il via ad una rivoluzione ai danni del capo di stato Bussoli al fine di poter contrastare l’annichilimento emotivo perpetrato dal Governo e ripristinare così un «nuovissimo testamento» in contrasto con la repressione totalitaria. Gli sviluppi del romanzo porteranno ad una vera e propria indagine sugli agghiaccianti retroscena della dittatura. Nella sua estrema chiarezza il finale di Nuovissimo Testamento smaschera l’essenza più infima dell’essere umano, portando alla luce una verità agghiacciante ed un destino ultimo assolutamente inaspettato e spiazzante.

Cosa ne penso?

Per citare il filosofo Schopenhauer ne Il mondo come volontà e rappresentazione, quello che avviene nel romanzo di Cavalli è un vero e proprio disvelamento della realtà sensibile. I personaggi sono offuscati dal velo delle apparenze; per loro la realtà è sostanzialmente snaturata e privata della sua vera essenza dal momento che essi non possono usufruire di uno strumento conoscitivo per certi versi apparentemente futile ma al contempo molto importante: l’emotività. La sentimentalità è un bene che a DF spetta solo ad una cerchia ristrettissima di pochi eletti: di fatti nel retroscena del romanzo si fa menzione di un vaccino impiegato per poter annientare l’emotività dell’individuo e garantire così un totale controllo della popolazione da parte di un governo oligarchico. Il punto chiave del romanzo subentra nel momento in cui i protagonisti prendono coscienza della loro apparente diversità: per una ragione sconosciuta hanno iniziato a manifestare la propria emotività, scoprendo sentimenti come l’empatia, scoperchiando al contempo una crudele verità via via sempre più manifesta: DF è un vero e proprio stato totalitario, in cui vige forte dittatura interna che ha come obiettivo il controllo della società attraverso il completo assoggettamento dell’emotività e del sentimento. L’obiettivo del gruppo criminale, che diviene così il reale protagonista del romanzo, è dunque riportare la comunità ad un vero e proprio Stato di natura precedente, caratterizzato dalla libertà di parola e pensiero ma soprattutto dalla libertà di poter esprimere la propria sentimentalità. In quest’ottica Cavalli costruisce un tagliente affresco antropologico che ha come tema cardine l’oppressione ideologica del totalitarismo e del pensiero univoco, analizzando in maniera sagace la natura dell’individuo, deformato da un apparente disturbo inesistente, frutto della repressione e dell’indottrinamento: l’empatia. Il risultato è un romanzo distopico costruito in maniera sapiente e in grado di fornire un’analisi ben definita di una società apparentemente ideale ma al contempo pericolosamente vicina a quella odierna. Attraverso uno stile estremamente incalzante che scorre come un fiume impervio, il racconto porta alle estreme conseguenze l’idealtipo di una società messa a dura prova, che paradossalmente diventa succube della propria libertà di espressione, in primo momento tanto acclamata e successivamente causa stessa di un ritorno alla condizione primaria: quella di un popolo che accetta l’imposizione del totalitarismo e si fa schiavo del pensiero univoco. Nuovissimo testamento è un romanzo adatto a chi ricerca un racconto deciso, tagliente, che nulla ha da invidiare a grandi autori di romanzi distopici come Hunxley, Bradbury e Orwell.

Un ringraziamento all’ufficio stampa di Fandango Libri per la copia del romanzo.

Siamo giunti alla fine di questo articolo. Grazie per averlo letto. A presto con tantissime altre novità qui e sul Blog.

Recensione The Good Lord Bird, James McBride

«The Good Lord Bird, la storia di John Brown»

Negli Stati Uniti prossimi all’avvento della secessione, l’abolizionista John Brown guida verso la libertà il popolo soggiogato dalla schiavitù.


di The Secret Bookreader

The Good Lord Bird, la storia di John Brown, di J. McBride, Fazi Editore, € 18.50

Bentornati sul blog, cari lettori. Oggi vi parlo di una lettura fuori dai miei canoni che sorprendentemente si è rivelata una scoperta formidabile, unica nel suo genere. Sto parlando di The Good Lord Bird, di James McBride. Un romanzo difficile da catalogare, dai toni comici in stile western, ma al contempo drammatici e di formazione. Un’opera letteraria dalla quale è stata una fortunata miniserie televisiva di enorme successo in onda su Sky Atlantic. Se volete saperne di più su questo romanzo, continuate a leggere l’articolo!

TRAMA

L’intera vicenda prende piede dal presunto ritrovamento di un manoscritto in una chiesa locale di Wilmington, in Delaware. In tale documento viene riportata la dubbia testimonianza di un giovane schiavo nero al seguito dell’abolizionista John Brown. La voce del romanzo è, infatti, proprio quella di Henry Shackleford, un giovane al servizio dei bianchi. Nel 1856, ad Osawatomie, una cittadina del Kansas, il giovane Henry, a seguito di un violento scontro a fuoco in una taverna nel quale perde improvvisamente il padre, viene prelevato dal Capitano Brown che, per equivoco, lo scambia per una ragazzina, chiamandolo Henrietta e soprannominandolo Cipollina. Henry, scombussolato da questa sua nuova e bizzarra identità, parte alla volta dell’esercito del Capitano Brown, deciso a porre fine al giogo della schiavitù dei neri d’America. Le avventurose vicende del celebre (e soprattutto temutissimo) Brown vengono narrate dal punto di vista del giovane Henry, che nel frattempo inizia a prendere confidenza con la sua nuova identità. Nell’opera, all’interno della quale si alternano momenti comici e accadimenti drammatici, si susseguono alcuni dei maggiori eventi storici del periodo immediatamente precedente alla guerra di secessione americana, della quale Brown sembra essere uno dei primissimi fautori. Sul finire del romanzo, uno spartiacque cruciale della lotta antischiavista è certamente il raid attuato presso l’armeria della cittadina di Harper’s Ferry, nel quale Brown subisce una grave sconfitta che porterà alla sua condanna nel dicembre del 1859. The Good Lord Bird è un romanzo incalzante e intenso, un mix ben costruito di vicende perlopiù reali che pongono le loro radici nell’autorevolezza della storia. Un vero e proprio inno alla memoria di colui il quale ha gettato solide basi per l’avvento dell’abolizionismo, alle sue imprese, alla sua lotta contro uno dei più duri regimi di schiavitù della storia contemporanea, narrato attraverso una giovane voce dall’animo scaltro, simpaticamente fedele.

[…] E là in alto, sopra la chiesa, molto, molto in alto, uno strano uccello bianco e nero volava in tondo per cercare un albero dove posarsi, un albero malato, credo, così poi lui ci andava sopra e incominciava a darsi da fare, finché non arrivava il giorno che quell’albero lì cadeva per terra e nutriva gli altri.

Cosa ne penso?

The Good Lord Bird è un romanzo straordinario, che nel suo umorismo atipico, getta luce su un preciso spaccato di storia profondamente drammatico. Le vicende vissute in prima persona da Henry hanno del comico: sono narrate con uno stile molto libero, puro, tipico di una mente giovane. Eppure sono vicende in qualche maniera realistiche, descritte con una vena farsesca, che diviene il costante fil rouge del romanzo. La voce narrante, oltre che diretta spettatrice delle avventurose vicende di Brown, è anche in qualche modo la protagonista indiscussa del racconto: alle testimonianze di guerra fa seguito anche una profonda ispezione interiore, caratterizzata da una forte incertezza: di fatti, Henry in qualche modo fa i conti con una nuova identità imposta in maniera forzata; se in un primo momento questa nuova identità è difficile da accettare, col tempo il giovane finisce per apprezzare i vantaggi dell’essere donna in un gruppo di soli uomini in tempi assai duri. La voce del romanzo diviene anche minuziosa descrittrice di un grandioso universo di personaggi, frutto della penna abilmente costruita di McBride. In quest’ottica il romanzo appare come una vera e propria commedia umana all’interno della quale il collante che tiene assieme il tutto è sicuramente il Capitano Brown. La metafora del picchio dal becco d’avorio, uccello sacro agli occhi del Signore, segno di benevolenza e buona sorte, che con la sua persistenza intacca la corteccia di un albero ormai morto per «nutrire gli altri»: è questa la vera raffigurazione ideologica di John Brown, un uomo saggio, uno stratega spietato ma al contempo profondamente umano e caritatevole, caratterizzato da un’estrema fede in Dio, che diviene l’indiscusso promotore dei suoi intenti e delle sue mirabolanti imprese. The Good Lord Bird è un’opera magistrale. Un racconto denso, dai contorni a volte incerti altre reali, steso con uno stile irripetibile. Una nota d’onore va sicuramente all’ottima traduzione in lingua italiana, arricchita di particolari e di spunti linguistici assolutamente azzeccati, vista la complessità del linguaggio originale tipicamente popolaresco. Un romanzo consigliato a chi vuole immergersi nelle atmosfere western tipiche delle praterie americane di fine Ottocento. Il resoconto di una vicenda storica che, seppur romanzata, diviene un vero e proprio capolavoro colmo di una sconfinata e vitale umanità.

Un ringraziamento all’ufficio stampa di Fazi Editore per la copia del romanzo.

Siamo giunti alla fine di questo articolo. Grazie per averlo letto! A presto con tante altre novità qui sul Blog e su Instagram!

Recensione La biblioteca di Parigi, Janet Skeslien Charles

Nella magica ville lumière, i libri diventano un prezioso faro luminoso nella notte più buia.

Un romanzo che diventa nella sua profondità un’ode all’amore universale per i libri durante il «secolo rosso».


di The Secret Bookreader

La biblioteca di Parigi, di J. S. Charles, Garzanti, € 17.90

Bentornati sul blog, cari lettori. Oggi vi parlo di un romanzo davvero particolare, un vero e proprio inno all’amore per i libri e per la lettura, dei veri e propri preziosi tesori da custodire. Sto parlando de La Biblioteca di Parigi, di Janet Skeslien Charles. Pensate che per scrivere il romanzo l’autrice si è ispirata alla storia vera della Biblioteca Americana di Parigi nella quale ha lavorato per diversi anni e alle vite dei bibliotecari eroi della seconda guerra mondiale. Come raccontato nel romanzo, durante gli anni bui della guerra, la biblioteca è stata una finestra aperta sul mondo, ha protetto la lettura e ha assicurato la circolazione di libri anche se al tempo proibita. Se volete saperne di più su questo romanzo, continuate a leggere l’articolo!

TRAMA

Parigi, 1940. I libri sono la luce. Odile non riesce a distogliere lo sguardo dalle parole che campeggiano sulla facciata della biblioteca e che racchiudono tutto quello in cui crede. Finalmente ha realizzato il suo sogno. Finalmente ha trovato lavoro in uno dei luoghi più antichi e prestigiosi del mondo. In quelle sale hanno camminato Edith Wharton ed Ernest Hemingway. Vi è custodita la letteratura mondiale. Quel motto, però, le suscita anche preoccupazione. Perché una nuova guerra è scoppiata. Perché l’invasione nazista non è più un timore, ma una certezza. Odile sa che nei momenti difficili i templi della cultura sono i primi a essere in pericolo: è lì che i nemici credono che si annidi la ribellione, la disobbedienza, la resistenza. Nei libri ci sono parole e concetti proibiti. E devono essere distrutti. Odile non può permettere che questo accada. Deve salvare quelle pagine, in modo che possano nutrire la mente di chi verrà dopo di lei, come già hanno fatto con la sua. E non solo. La biblioteca è il primo luogo in cui gli ebrei della città provano a nascondersi: cacciati dalle loro case, tra i libri si sentono al sicuro, e Odile vuole difenderli a ogni costo. Anche se questo significa macchiarsi di una colpa che le stritola il cuore. Una colpa che solo lei conosce. Un segreto che, dopo molto tempo, consegna nelle mani della giovane Lily, perché possa capire il peso delle sue scelte e non dimentichi mai il potere dei libri: luce nelle tenebre, spiraglio di speranza nelle avversità.

Cosa ne penso?

Il romanzo si compone di due storie narrate su piani temporali appartenenti a epoche diverse che si intrecciano tra di loro, dando vita ad una narrazione che in maniera quasi magica trascende le leggi dello spazio e del tempo. Un racconto che scorre fluido, un’ode all’amore… quello per i libri, quello fraterno, l’amore romantico e quello affettuoso tra madre e figlia. Odile è una donna che ha già vissuto le sorti della grande guerra sulla sua pelle, ormai non più nel fiore degli anni incontra Lily una giovane ragazza che si affaccia per la prima volta al mondo degli adulti. Due storie distanti negli anni e nelle esperienze vissute che però troveranno grandi affinità e si uniranno in una nuova forma di amore: l’amicizia. Il libro scorre, appassiona, tiene il lettore incollato alle pagine e ogni tanto commuove. Il fiato rimane sempre sospeso per poi però dare spazio a una digressione che rallenta il ritmo per lasciare un po’ di amaro in bocca. Gli avvenimenti cruciali, narrati alla fine del libro, vengono trattati frettolosamente lasciando poco spazio a una introspezione che non viene più valorizzata. Un romanzo che nella sua immensa verità propone una visione universale della lettura e dell’amore per i libri, sicuri baluardi nei momenti più bui e tristi, solcati dalla sofferenza. In quest’ottica il romanzo diviene un invito alla fratellanza e alla comunione fra i popoli in contrasto con le ideologiche fomentate dall’odio, dalla censura, da una visione pericolosamente univoca. Una storia raccontata con sapiente maestria per chi cerca un racconto dal sapore d’altri tempi, intriso suspence e, perchè no, anche di sentimentalismo. Il punto di forza del romanzo è certamente quello di saper raccontare le vite nascoste di coloro i quali la storia l’hanno fatta nel loro piccolo, grazie all’intraprendenza e all’ingegno. Un romanzo consigliato per chiunque ami non solo tuffarsi nelle ambientazioni tipiche della storia contemporanea, ma anche conoscere le vite “altre” che, nel loro apparente anonimato, hanno dato un contributo davvero significativo per il bene della patria.

Siamo giunti alla fine di questo articolo. Grazie per averlo letto! A presto con tantissime altre novità qui sul Blog e su Instagram!

Recensione Il libro delle case, Andrea Bajani

L’introspezione di «Io» si fa spazio attraverso le sue case.

Raccontare l’esistenza vissuta all’interno degli spazi vitali che diventano case dell’anima.


di The Secret Bookreader

Il libro delle case, di A. Bajani, Narratori Feltrinelli, € 17

Bentornati sul blog, cari lettori. Oggi vi parlo di un romanzo uscito qualche settimana fa. Si tratta di un’opera molto particolare ed emotivamente sentita, organizzata come una piccola raccolta antologica dai tratti autobiografici scritta con uno stile assolutamente tagliente e ricercato. Sto parlando de Il libro delle case di Andrea Bajani. Per saperne di più su questo romanzo, continuate a leggere l’articolo!

TRAMA

Il romanzo di Bajani è una lungo percorso dai tratti autobiografici che intercorre tra la fine degli anni settanta e gli inizi del nuovo millennio, fino ad arrivare ai giorni nostri. La particolarità di questo racconto sta nella modalità in cui l’autore mette a fuoco spezzoni di vita, raccontandoli nelle case in cui sono avvenuti. Dal nome stesso del romanzo si intuisce il cardine intorno a cui tutto ruota, la casa, intensa non come semplice abitazione costituita dalle mura domestiche, piuttosto come spettatrice immobile del percorso esistenziale di chi la abita. Il protagonista, che per convenzione prende il nome di «Io», muove i primi passi nella Casa del sottosuolo, intraprende un percorso di maturazione sentimentale nella Casa del sesso, mantiene le proprie relazioni segrete nella Casa dell’adulterio. L’esistenza di Io dunque spazia attraverso un’infinità di case. Case che fanno da riparo sicuro dalla desolazione, come la Casa dei tetti parigina; case che diventano il luogo in cui dare spazio alla propria identità e far sentire la propria voce, come la Casa della radio. La vita di Io percorre anche gli anni salienti della storia italiana recente: sotto gli occhi del protagonista scorrono le immagini dell’assassinio di Aldo Moro, che nel romanzo è colui che risiede nella cosiddetta Casa di Prigioniero, e del drammaturgo e letterato Pier Paolo Pasolini. Il libro delle case è un viaggio attraverso i cambiamenti degli ultimi cinquant’anni, nelle sue geografie, nelle sue architetture reali così come in quelle interiori, i luoghi da cui veniamo e quelli in cui stiamo vivendo, le palazzine di periferia degli anni sessanta, lo sparo che cambia il corso della storia, e il bacio rubato dietro una tenda. In un romanzo unico per costruzione, poesia e visionarietà, Bajani traccia il grande affresco di un’educazione sentimentale a metri quadri.

Cosa ne penso?

L’intero percorso autobiografico si presenta come un lungo memoir nel quale le case divengono spettatrici fisse della quotidianità che, in una prospettiva a lungo termine, diviene un processo di crescita e maturazione. L’intento del romanzo è certamente rivalutare gli spazi, dar loro nuova vita, degnarli di un nuovo ruolo e cioè quello di esser contenitori di emotività e di empatia. Case variegate, multiformi, case che diventano il palcoscenico di drammi familiari, il luogo in cui si concretizzano occasioni lavorative, in cui «Io» impara a conoscere i propri sentimenti, quelli di Madre, Padre, Nonna, Ragazza vergine. L’intento che muove Bajani a mettere per iscritto la propria esperienza autobiografica attraverso un lungo resoconto è proprio quello di voler portare rispetto alle «case», dimore dell’interiorità di chi le abita in cui avvengono le vicende fondanti della vita. Case che nel romanzo trasmutano la loro prospettiva, divenendo protagoniste inamovibili del percorso sentimentale ed introspettivo di «Io». Sigillo dell’intento programmatico del romanzo diviene così una scrittura fortemente tagliente e schematica, essenziale. Lo stile di Bajani è diretto, non lascia spazio ad alcuna reticenza. Il libro delle case è un romanzo per chi cerca un’esperienza nuova, diversa: un lungo percorso che ha come obiettivo ultimo il racconto di quelle «case» di cui ciascuno si prende cura, dando loro una nuova veste, quasi a voler sottolineare che esse non rappresentano lo sfondo della nostra esperienza sensibile, piuttosto divengono sicure custodi della nostra essenza, della nostra intimità, perchè in fondo «noi siamo anche le nostre case».

Siamo giunti alla fine di questo articolo. Grazie per averlo letto! A presto con tante altre novità qui sul Blog su Instagram.