Voci dalla Storia, Ora che eravamo libere

NACHT UND NEBEL, NOTTE E NEBBIA

ORA CHE ERAVAMO LIBERE

Quando oramai l’immane conflitto è al suo termine e il regime nazista sembra essere crollato, per quattro prigionieri politici è ora di compiere l’ultimo passo, quello che aspettavano da più tempo: tornare a casa.


di The Secret Bookreader

Ora che eravamo libere, di H. Roosenburg, Fazi editore, € 18

Nel dicembre del 1941 Adolf Hitler emanò una delle più tremende direttive dell’epoca nazista: si trattava della cosiddetta Nacht und Nebel, letteralmente “notte e nebbia”, per mezzo della quale un gran numero di prigionieri politici provenienti da tutta Europa fu condannato a morte e in attesa dell’esecuzione definitiva imprigionato in pessime condizioni, costretto ai lavori forzati e a vivere di stenti. Durante i processi di Norimberga tale decreto venne dichiarato di stampo criminale e fu uno dei più significativi capi di imputazione contro i gerarchi nazisti. Alla fine del conflitto, il gruppo delle NN (così appunto venivano chiamati i prigionieri politici, NN è l’acronimo per Nacht und Nebel) prese parte all’immenso esodo che dalla Germania partì alla volta dei maggiori Stati europei. Henriette Roosenburg, giornalista olandese, condannata con le altre NN per aver preso parte alla resistenza partigiana, nel suo memoir esamina in maniera diretta questo terribile spaccato di storia che vide come protagonisti migliaia di individui in tutta Europa.

SOPRAVVIVERE PER TESTIMONIARE

L’intenso memoir di Henriette Roosenburg Ora che eravamo libere, raccontato in prima persona dalla giornalista olandese, narra le vicende del lungo viaggio di ritorno di un gruppo di prigionieri politici al seguito della liberazione dal regime nazionalsocialista. La Roosenburg, nel 1944 viene condannata a morte come NN per aver preso parte alla resistenza partigiana olandese e per tale ragione viene imprigionata a Waldheim in Sassonia assieme ad altre prigioniere politiche. Durante la prigionia, durata più di un anno, costretta a compiere tremendi lavori forzati, conosce tre suoi connazionali: due donne, Nell e Joke e un uomo, Dries, quest’ultimo conosciuto a seguito della liberazione da parte dell’esercito russo che avviene nel maggio del 1945. Nella primavera di quell’anno il gruppo dei quattro prigionieri intraprende il lunghissimo tragitto di ritorno verso casa, l’Olanda del Nord, vittima di pesanti bombardamenti e di carestie dilagate nei mesi successivi alla liberazione dei territori dell’Europa del Nord. Il racconto della Roosenburg non lascia spazio a reticenze: è un resoconto schematico, caratterizzato da una penna essenziale ma altrettanto esplicita. È il rendiconto di ciò che la barbarie nazista ha causato per tutta l’Europa centrale e settentrionale, tra città bombardate e ponti distrutti che rendono notevolmente difficoltoso, e a tratti addirittura impossibile, il tragitto che i quattro sono costretti a compiere via terra e via fiume. Il lungo viaggio di ritorno avanza tra momenti di fortuna propensa e battute d’arresto forzate. Gli impedimenti per la strada sono molti: dai russi il cui linguaggio è scarsamente comprensibile ad alcuni nazisti rimasti fedeli alla loro agghiacciante fede. La svolta per il gruppo arriva quando, giunti ad Halle, una cittadina della Sassonia-Anhalt, si prospetta la possibilità di un viaggio aereo verso il Belgio che ridurrebbe significativamente il tragitto da percorrere. E così da Bruxelles, parte l’ultima istanza della loro Odissea. A seguito di non poche difficoltà e impedimenti lungo la strada incerta solcata dalle devastazioni, terminato l’estenuante esodo, in Olanda è tempo di dire addio ai compagni di viaggio che fino a quel momento avevano condiviso un unico ed inesorabile destino, testimoni delle medesime atrocità. Ora che eravamo libere è un memoir intenso e commovente che tratta un aspetto meno noto dell’Olocausto narrando ciò che avvenne una volta terminate le ostilità. Un racconto della memoria, di donne e uomini coraggiosi accomunati dal desiderio di libertà e pace. È il racconto del ritorno a casa di uomini giusti, che resistono alla tentazione dell’odio di ripagare con la stessa moneta gli artefici delle loro sofferenze. Il memoir è anche racconto della solidarietà dei popoli, di una sorta di “social catena” europea dei giusti nei confronti del nemico comune. Sopravvivere per testimoniare al mondo le peggiori atrocità ma allo stesso tempo narrare della bontà e della pietas di altri uomini non influenzati dalle terribili ideologie frutto dell’odio e dell’intolleranza: è questo l’intento che spinge Roosenburg a mettere per iscritto una personale esperienza di vita che diviene testimonianza, possesso per l’umanità.

La lezione che ho imparato è che la gente può restare aggrappata alla vita anche nelle circostanze più atroci purché trovi qualcosa, al di fuori di se stessa, su cui concentrarsi, basta anche un misero pezzetto di stoffa o un busto rosa.

Henriette Roosenburg

Ringraziamo l’ufficio stampa di Fazi Editore la copia del romanzo!

Siamo giunti alla fine di questo articolo. Grazie per averlo letto! A presto con tantissime altre novità qui sul Blog e su Instagram.

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