Recensione Il grande me, Anna Giurickovic Dato

Non è il mestiere dei figli essere padri.

Un romanzo che getta luce sulla forza d’animo di chi si appresta ad affrontare una perdita dolorosa, la più importante.


di The Secret Bookreader

Il grande me, di Anna Giurickovic Dato, Fazi Editore, € 18

Bentornati sul blog, cari lettori. Il romanzo di cui vi parlo oggi è davvero particolare e intenso. Non è un libro facile da raccontare… è delicato ma allo stesso tempo destabilizzante. Esistono romanzi sui quali non è possibile dare un giudizio, fornire una critica, su cui non è possibile esitare: sono pezzi di vita, puri, raccontati così come sono accaduti e per questo motivo sono immensi, nella loro estrema e a volte dolorosa verità. È questo il caso de Il grande me di Anna Giurickovic Dato, un romanzo che narra la vera essenza di un amore incondizionato nei confronti di una delle persone più care, scandito da un tempo sempre più infimo, che scorre inesorabile verso una fine imminente, tra ricordi a volte nitidi altre sfocati.

Siamo convinti del fatto che conquisteremo il nostro spazio nel mondo, che ne faremo davvero parte, non solo come comparse. Succede quando abbiamo ancora tutto il nostro tempo davanti e ci convinciamo di avere un dono. Un giorno però, inevitabilmente il resoconto del passato è l’unica cosa che ci resta. […] Riavvolgendo la matassa dei ricordi comprendiamo che avremmo voluto modificare qualcosa e, d’improvviso, scopriamo che non c’è nessun futuro, che persino il presente è fioco, e tutto fa già parte del passato.

TRAMA

Il grande me è la storia di Simone, un uomo ormai prossimo alla fine. I figli, appresa la notizia lo raggiungono a Milano, tentando di sfruttare al meglio il poco tempo a disposizione. È l’inizio per la figlia Carla, voce del romanzo, di un periodo di sofferenza, solcato da un interrogativo profondo: come porre rimedio al tempo inesorabilmente trascorso in mia assenza? Per Simone invece è tempo di tirare le somme della propria esistenza passata. Inizia così un sottile fil rouge che lega i suoi ricordi a partire dall’infanzia: i tempi della giovinezza, il profondo rapporto con la madre, gli anni della scuola e dei concerti con il suo gruppo musicale, gli anni della militanza politica. È il resoconto di una vita caratterizzata da successi, ricordi felici, spensieratezza ma altrettanto solcata da occasioni mancate, strada scartate a favore di altre, e “sogni appena toccati, risultati mai raggiunti”. In un susseguirsi frenetico di alti e bassi, causati dall’avanzare irrimediabile della malattia, viene fuori in maniera improvvisa l’ombra dai contorni incerti di un segreto a lungo taciuto. Il grande me è un libro forte, che parla all’animo del lettore senza paure e senza reticenze, raccontando la storia di una famiglia rivoluzionata dalla notizia di una fine imminente e dalla scoperta di un segreto mai svelato, ma soprattutto la storia di una figlia costretta a fare i conti, ancora molto giovane, con il dolore di una grande perdita.

Cosa ne penso?

Il grande me è un romanzo che ho apprezzato immensamente. È un doloroso resoconto colmo di riflessioni su uno dei lati più bui della propria esistenza, la perdita di una delle persone più care: il padre. Più che di un racconto legato ad una trama si tratta invece di un lungo percorso di interiorizzazione di ciò che il destino ha imposto in maniera inequivocabile nel cammino di vita. Una storia densa, fortemente vitale, che ha come cardine uno dei legami più veritieri e forti dell’essere umano che neanche l’ombra della perdita può spezzare. Veniamo al personaggio centrale del romanzo: Simone vuole a tutti costi lasciare un ultimo simbolo della propria essenza, dare vita ad una parvenza del passato istrionico che lo caratterizzava, nasce così una contrapposizione netta fra passato e presente, fra delirio e lucidità. E proprio dalle sue insicurezze, dalle sue fragilità e dall’incapacità di saper distinguere ciò che è vero da ciò che è frutto dell’immaginazione, si fa spazio un segreto, incredibile agli occhi dei figli che viene sviluppato secondariamente nel corso del romanzo e alla fine viene rivelato in maniera spiazzante, come un fulmine improvviso. Le memorie di vita passata si alternano all’inevitabile sofferenza del presente e proprio per questo motivo sono più vitali che mai, portano con sé una serenità quasi terapeutica per Simone. Questo filo della memoria che viene a intersecarsi con il presente è coronato da una scrittura limpida, frenetica ed essenziale, il vero punto di forza del romanzo: è una penna che non lascia spazio a reticenze, porta a termine in purezza il suo compito: raccontare uno spaccato di vita, ineluttabile, veritiero. Il grande me è un atto di estremo coraggio e forza d’animo nel saper raccontare una vicenda intima, personale, vissuta nel profondo: un’esperienza destabilizzante con la quale ciascuno di noi dovrà confrontarsi nel corso della propria esistenza e in quest’ottica il percorso di interiorizzazione è visto come una sorta di pàthei màtos ovvero conoscenza di sé stessi che è frutto della sofferenza. Immedesimarsi nella voce del romanzo, data la purezza della scrittura, è quindi inevitabile. Il grande me non è un romanzo come altri, è unico nel suo genere, frutto di una verità che sta al di sopra di ogni cosa, di legami che non possono essere spezzati nemmeno dalla morte ma soprattuto è un racconto di redenzione col proprio io interiore offuscato dai fantasmi del passato che inevitabilmente ciascuno porta dentro di sé. È un romanzo che consiglio vivamente, che pagina dopo pagina porta il lettore ad immedesimarsi sempre di più. Una storia da leggere per comprendere il vero significato dell’amore nei confronti di una presenza infinitamente importante e del vuoto incolmabile che la sua assenza lascia dietro di noi.

Siamo giunti alla fine di questo articolo, grazie per averlo letto! A presto con tantissime altre novità qui sul Blog e su Instagram.

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