Recensione Non esistono posti lontani, Franco Faggiani

Un insolito viaggio in due per l’Italia del conflitto.

Due personaggi all’opposto ed un carico di opere da portare in salvo.


di The Secret Bookreader

Non esistono posti lontani, di Franco Faggiani, Fazi editore, € 18

Bentornati sul blog, cari lettori. Oggi vi propongo la recensione di un romanzo che sicuramente andrà a far parte della Top Ten di quest’anno: sto parlando di Non esistono posti lontani di Franco Faggiani. Un romanzo che è anche ode alla natura, ai paesaggi nascosti d’Italia nel periodo più buio del secondo conflitto mondiale. La lettura di questo romanzo è stata per me il primo approccio con questo autore. Un commuovente racconto a due negli angoli meno battuti della penisola, tra monasteri e piccoli borghi. Imperdibile. Per saperne di più, continua a leggere l’articolo!

TRAMA

Italia, 1944. Nel bel mezzo del conflitto mondiale, il professore Filippo Cavalcanti, noto archeologo romano, ha ricevuto dal Ministero l’ordine di recarsi a Bressanone per seguire un carico di opere d’arte destinate alla Germania. E così Cavalcanti, giunto nella valle dell’Isarco in Alto Adige è pronto a portare al termine il suo incarico. In questo luogo paradisiaco, lontano dal conflitto che avanza, Cavalcanti incontra un giovane ragazzo intraprendente, proveniente dalla Campania: Quintino, un garzone malmesso che vive di stenti ma allo stesso tempo dotato di un grande intuito e spirito di adattamento. I due, personaggi di diversa estrazione sociale, all’opposto per modi e carattere, intraprendono un lungo e faticoso viaggio da nord verso sud. Nella cammino, passando per piccoli borghi e antichi monasteri di montagna incontreranno diversi ostacoli: l’Italia del conflitto non è più come prima: la gente è smarrita, ha visto la desolazione con i propri occhi, vive di stenti. Nonostante questo grazie alla saggezza di Cavalcanti e alla bonaria intraprendenza di Quintino, il viaggio di ritorno a Roma ha una degna conclusione e i due possono rientrare nella città ormai liberata dagli alleati. Le opere, però, non sono ancora in salvo, e bisogna ripartire immediatamente per portarle via da dove erano state lasciate in precedenza. Un viaggio che è anche un ode alla natura, alla bellezza dimenticata dei piccoli luoghi nascosti della penisola. Un’amicizia che supera i pregiudizi e i limiti imposti dal classismo. Un racconto poetico che è anche messaggio di carità e speranza nei momenti bui della perdizione. Da non perdere! Dello stesso autore: La manutenzione dei sensi, Il guardiano della collina di ciliegi. Da non perdere

Non esistono posti lontani, esistono solo posti da scoprire.

Cosa ne penso?

Un bellissimo viaggio, sorprendente e mai banale nella sua semplicità. Da Nord a Sud ho ammirato la bellezza sconfinata di luoghi dimenticati, nascosti, si potrebbe dire. In questi luoghi, nel ’44 la guerra sembra essere passata senza far rumore eppure ha lasciato un segno profondo negli abitanti di questi luoghi fuori dal tempo e fuori dalla storia. E così proprio la storia irrompe in questi posti lontani ormai solcati dal conflitto. Ma se da un lato la guerra porta con sé avidità e perfidia, dall’altro i personaggi che i protagonisti incontrano sono colmati di una pietà e dedizione verso il prossimo a dir poco commovente. Sono molti gli antagonisti che Cavalcanti e Quintino incontrano, ma altrettanti sono i caritatevoli, come i monaci dei millenari Monasteri di montagna, sempre pronti a spendersi per i due. Ho apprezzato moltissimo la narrazione di questo romanzo: è incalzante, in poche pagine sono molti i luoghi che scorrono via sotto gli occhi di Cavalcanti, la voce del romanzo, ma allo stesso tempo al lettore viene lasciato lo spazio per poter ammirare ed apprezzare l’unicità di questi piccoli angoli di paradiso. Il tempo di percorrenza del tragitto è lungo, quale miglior modo per trascorrere il viaggio se non raccontare le proprie vite passate? E così il lettore viene a conoscenza della vita di Cavalcanti, della sua carriera da archeologo nel Maghreb e di come abbia conosciuto il piccolo Nabil, divenuto lo spirito protettore dei due. Altrettanto per Quintino: sua madre se n’è andata il giorno in cui è venuto al mondo, le sue sorelle si sono prese cura di lui nella villa della marchesa Aragonese, la sua seconda mamma. E proprio la marchesa, che incarna appieno nella seconda parte del romanzo l’amore eterno per l’arte e la bellezza, diverrà la chiave di volta per Cavalcanti, ormai troppo anziano per poter intraprendere un nuovo cammino di vita. Torniamo ai protagonisti: personaggi all’opposto, la mente e il braccio, lontani l’uno dall’altro per diverse ragioni: eppure il destino, a volte benevolo, altre malevolo, ha voluto diversamente: si sono incontrati e hanno intrapreso un lungo cammino verso casa, e per Quintino, verso la redenzione e il totale abbandono della sua vita precedente da malavitoso. Un romanzo che consiglio a chi cerca una lettura serena, piacevole e incalzante al punto giusto. Un romanzo che narra la guerra in maniera innovativa, mai vista prima, raccontandone gli effetti nei luoghi minori, nascosti e raccontando l’umanità in tutte le sue sfaccettature, dalle camice nere, codarde e senza coraggio, ai partigiani, alla gente comune che viene catapultata in una nuova realtà di terrore silenzioso. Un romanzo che vorrei rileggere come la prima volta e che vi consiglio fortemente. Da non perdere!

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